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La prima cosa che mi ha colpito di Masantonio è stata la scrittura. L'eleganza dei dialoghi, la ricchezza umana dei personaggi, l'ironia stropicciata del protagonista, la sua solitudine e la sua voglia di vivere.
Masantonio è un personaggio ricco di meravigliose contraddizioni. In lui convive l'eterna lotta interiore tra voler sparire per sempre e voler tornare a casa. Una contraddizione con la quale tutti noi nel nostro piccolo conviviamo. Masantonio è quindi prima di tutto un viaggio interiore, dentro sé stesso e dentro gli altri.
Ma Masantonio è anche un racconto di genere, di costante tensione emotiva.
Tradurre in immagini è stata una bellissima avventura, condivisa con gli scrittori e con il cast. A partire da Alessandro Preziosi, con il quale abbiamo costruito un personaggio laconico, sarcastico, notturno, apparentemente scontroso, ma con un animo dolce come raramente si incontrano. Proprio come Alessandro, che generosamente ha raccontato un lato inedito di sé stesso, creando un personaggio estremamente originale. Questa era l'intenzione sin dall'inizio, rendere Masantonio unico, non sono nel look ma anche nella sua umanità. E ciò che lo rende unico è sicuramente il suo senso dell'umorismo e il suo amore verso chi, come lui, nella vita si è perso.
Tradurre il mondo di Masantonio in immagini è stata una bellissima sfida. Sono partito dalle foto delle persone scomparse, quelle che spariscono ogni giorno nella vita reale. Quelle persone le cui foto vengono mostrate sui giornali, in tv, sui social. Sono foto di persone che guardano dritto in macchina. Sembrano guardarci, volerci dire qualcosa: il motivo della loro scomparsa forse, o forse sembrano volerci raccontare l'emozione vissuta nel momento in cui la foto è stata scattata, e che oggi non esiste più. Ecco sono partito da quello sguardo e, assieme ad Alessandro, abbiamo creato lo sguardo in macchina di Masantonio. È lo sguardo che precede le sue "visioni", quei momenti che crea con la sua mente per entrare in contatto con le persone scomparse, per parlarci, per conoscerle e, attraverso loro, conoscere se stesso. Masantonio così ci guarda dritto negli occhi, attraverso la macchina da presa, e ci fa entrare nella sua mente, nella sua vita, nella vita delle persone scomparse; ci permette di accedere alla parte nascosta delle sue emozioni, e anche delle nostre.
Per fotografare la sua casa ci siamo ispirati ai quadri di Hopper, delle stanze vuote, solitarie e in ombra, attraverso le cui finestre entra una luce calda e avvolgente, un richiamo verso l'esterno e verso la vita.
La città di Masantonio è una Genova fatta di vicoli, di angoli in ombra, di strade dietro i cui muri puoi sparire senza lasciare traccia. Ma è anche una Genova ricca di vita, multietnica, colorata, eclettica, accogliente.