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Abbiamo cominciato a scrivere di scomparsi a causa, o per merito, di un numero in cui ci imbattemmo oramai qualche anno fa.
31000.
Erano le persone scomparse e mai ritrovate dal 1974 a al 2018.
1400 all'anno.
4 al giorno. 
Un numero incredibile. Un numero che, nonostante un mondo sempre più connesso e digitalizzato, è, a oggi, in costante aumento. Un numero che parla di una tragedia doppia. Quella di chi scompare, con il suo carico di dolore e con tutte le variabili possibili che portano a una scomparsa, ma anche quella di chi resta. Perché con la morte di una persona cara si soffre, ma poi, a un certo punto, si elabora, ci si rassegna. Con una scomparsa, invece, si rimane a guardare una porta, in attesa che si apra. Si rimane a guardare un telefono, sperando che squilli. Con una scomparsa la ferita resta sempre aperta.  
A questa vera e propria emergenza nazionale, le istituzioni, la società civile, i familiari degli scomparsi raccolti e sostenuti da associazioni che operano eroicamente nel tenere viva l'attenzione sui loro cari e su tutti gli scomparsi, hanno risposto creando negli anni canali, procedure, metodi, leggi che aiutano, indirizzano, sostengono. E ottengono risultati a volte incredibili. 
Ma le scomparse restano tante. Le scomparse, per definizione, tendono a rimanere tali, per periodi anche lunghissimi. Le scomparse sono qualcosa che impegna forza, mente, risorse, dei singoli, delle associazioni di volontari, di chi è deputato alla loro ricerca e lo fa quasi all'infinito. E allora abbiamo provato a immaginare un modo per raccontarle. E a sognare un modo per affrontarle, le scomparse, con un’arma in più. Per trasformarle da numeri in persone, in storie.
Affidandoci a un supereroe. 
Ecco, è stato questo il nostro primo approccio al protagonista di questa storia. Per quanto pesto, acciaccato e un bel po' misantropo, Masantonio è, per noi, un supereroe. Un supereroe a cui, grazie all'azzardo di un Prefetto coraggioso e un po' folle, viene affidato il compito di dirigere una mini unità sperimentale – solo due persone – che si metta alla ricerca degli scomparsi.
Sebbene di gestione a dir poco difficile, Masantonio è l'uomo giusto. Ha un metodo molto particolare e un'esperienza fondante che lo rende unico: anche lui, da giovane, è stato uno scomparso. Uomo in fuga da allora – un bisogno di fuga da tenere a bada e che non lo abbandona mai – Masantonio ha una straordinaria capacità di comprensione e immedesimazione con gli scomparsi. Entrare nelle loro vite fino a farle aderire alla propria gli permette di poterli "vedere". Una proiezione, un simulacro con cui dialoga, discute, empatizza, combatte e che al tempo stesso sfida in una specie di partita a scacchi. Perché per entrare nella testa di una persona scomparsa devi condividerne il mondo, scardinarne la vita, affrontarne tutto il dolore.
Ecco, quella tra Masantonio e gli scomparsi non è una ricerca: è una sfida. 
Un duello.
Uno scontro, anche molto duro. Anche molto scorretto.
Con un senso di colpa ancora vivo per la propria, di scomparsa, Masantonio parte da un'idea ribaltata: chi scompare non è la vittima, ma il colpevole. Le vittime sono coloro che rimangono, disperati e senza una spiegazione, proprio come suo padre che ha immolato la vita alla vana ricerca di suo figlio.
Le indagini classiche – segnalazioni, testimonianze, tracce varie – non fanno per Masantonio. Quelle se può, le lascia a Riva, il suo leale e umanissimo collega. Lui preferisce raccogliere pezzi di vita quotidiana degli scomparsi, cercarne il punto di rottura – quel momento che ha determinato la scomparsa e dal quale non sono più tornati indietro – fino a svelarne il loro segreto più intimo. Se sono andati via volontariamente, Masantonio indaga il motivo per cui lo hanno fatto. Talvolta, il percorso che hanno intrapreso. Fino, se possibile, al luogo in cui si trovano. Se la scomparsa non è volontaria, il metodo funziona lo stesso, ma al contrario. Troppo facile, per lui, leggere negli occhi di chi resta e di chi se ne va.
Un metodo che Masantonio, ostinato com'è, non vuole condividere con nessuno. Neanche con le poche persone che, chi più e chi meno, ancora gli vogliono bene: sua sorella, sua nipote, la sua ex fidanzata adolescenziale, il Prefetto, il suo nuovo collega.
Con loro, in ogni puntata, Masantonio ricostruisce una vita, una storia, la biografia di una persona scomparsa. In parallelo, il nostro protagonista scopre qualcosa di se stesso e del suo passato aggiungendo un tassello alla ricostruzione dei suoi enormi problemi di relazione e noi scopriamo qualcosa della sua identità e della sua storia. 
Tuttavia, nel raccontare un personaggio così combattuto, abbiamo provato a farlo nel modo che più ci piace: divertendoci. Ci piace pensare che il nostro protagonista – grazie anche all'interpretazione di Alessandro Preziosi – sia un personaggio divertente che affronta in modo insieme profondo e leggero un mondo complesso e doloroso. Uno che schifa tutti i caffè che beve ma che al tempo stesso non riesce a fare a meno di berli. Uno che vorrebbe essere invisibile al mondo ma che è destinato all'esatto contrario, non fosse altro per la sua innata capacità di dire sempre la cosa sbagliata al momento sbagliato. Uno che, in un mondo che eleva la menzogna a filosofia di vita, non riesce a non essere brutalmente quanto comicamente sincero. 
In tutto questo Genova, con i suoi vicoli, il suo porto, il suo mix etnico, ci è sempre sembrata l'arena perfetta per questo personaggio e per i mondi che attraversa. È da qui che fuggono o è qui che si nascondono adolescenti inquieti e problematici, giovani innamorati osteggiati dalle famiglie, adulti travolti dai debiti che si vergognano a tornare a casa, persone normali – una vita serena, una famiglia perfetta - che hanno fatto improvvisamente tilt. Anziani malati di Alzheimer, scomparsi cercati dalla polizia, quelli diventati “casi mediatici”, quelli che invece non cerca nessuno. Chi è scomparso da un giorno, chi da 10 anni. 
Ogni scomparso di Genova, negli ultimi 30 anni, corrisponde a una foto. E ogni foto è una storia da scrivere, un personaggio da conoscere, un’esistenza da ricostruire e un fascio di possibilità: il ritorno, il ritrovamento, la riappacificazione con se stessi e col proprio mondo. Oppure la scoperta drammatica, la morte sconosciuta, il mancato ritorno. 
Le loro foto – centinaia, migliaia di foto – si trovano, disposte come un doloroso ma umanissimo mosaico, sul muro di un ufficio molto particolare. 
Un ufficio scomparso, quasi irreale, la tana di un personaggio da sogno. 
Un personaggio che forse, chissà, non esiste neanche.
Un supereroe al contrario.
Masantonio.