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NOTE DI REGIA



Se dovessi sintetizzare con una parola quale è stato il cuore e il punto di partenza del mio processo creativo su questa serie, utilizzerei forse la parola “contraddizione”.


Sono infatti partito dal desiderio di non appianare bensì accogliere e spero armonizzare nel processo di messa in scena, tutti i contrasti e le contraddizioni presenti nel mondo che sono stato chiamato a rappresentare. 

Contrasti innanzitutto di tono. Ne L'Ora infatti coesistono, spesso contemporaneamente, emozioni contrastanti e livelli narrativi differenti. Al ritmo a volte ipnotico si alternano momenti più brillanti, i personaggi (e di conseguenza gli attori) si muovono costantemente tra registri molto diversi tra loro, da situazioni corali e coreografate o a volte di puro action, si passa, spesso senza soluzione di continuità, a momenti estremamente rarefatti e spero poetici. La luce abbagliante del sole siciliano coesiste con la penombra fumosa della redazione, e al realismo in cui i personaggi si mostrano a volte nella loro più contraddittoria e umanissima complessità, si contrappongono momenti in cui gli stessi, appaiono ironicamente come personaggi iconici venuti fuori da un fumetto.

Fumetto forse è stata un’altra parola guida.


Un altro fondamentale contrasto infatti nasce dal modo in cui abbiamo deciso di trattare la natura stessa della serie.


L'Ora è infatti una serie “in costume”. Partendo da questa ovvia considerazione abbiamo cercato però di costruire un immaginario che, pur restando filologicamente fedele al materiale e al periodo raccontato, potesse nel contempo risultare sorprendentemente moderno e il più possibile lontano da un immaginario period.


Da un punto di vista visivo mi interessava ad esempio (e non solo in questo lavoro) raccontare una Sicilia e nello specifico una Palermo il più possibile lontana dallo stereotipo ormai consumato (e per me inesistente) di una Sicilia antica, arretrata e ferma nel tempo.


Guardando infatti le foto d'epoca di Piazza Ungheria (la piazza in cui realmente era situata la redazione del giornale) mi sono accorto che c'erano già negli anni '50 a Palermo alcune strutture “futuristiche”, come ad esempio il grattacielo dell'Ina. Partendo da lì abbiamo costruito il nostro mondo. Una Palermo modernissima, fatta di grattacieli e piazze, attorniata dai quartieri più poveri in cui sono ancora visibili le tracce della guerra. Successivamente abbiamo deciso di contrapporre la modernità di questa “metropoli” al piccolo mondo di Corleone. Un mondo al contrario immobile, cinematograficamente associabile al western.  


Lo stesso principio ci ha guidato nella scelta dei costumi, che nonostante siano filologicamente corretti, appaiono sempre moderni. La nostra linea guida è stata infatti quella di vestire i nostri personaggi con i costumi dell'epoca, scegliendo sempre però, ciò: “che anche oggi si potrebbe indossare senza dare troppo nell'occhio”. Un esempio che sintetizza perfettamente questa operazione sono forse i bomber “americani” di Nic, ricavati dal tessuto dei paracadute della seconda guerra mondiale. Filologicamente corretti ma estremamente moderni.


Anche la colonna sonora è stata pensata seguendo questo principio. Per questo motivo anche all'interno di arrangiamenti elettronici abbiamo deciso di inserire quella che per me è la voce di Palermo. La voce di Rosa Balistreri. Ho deciso infatti di lasciare a quel timbro e alle frequenze di quella voce il compito di raccontare nel modo più naturale e profondo l'anima e le contraddizioni di quel mondo.


Le contraddizioni come dicevo all'inizio.

Che sono alla base e il punto di partenza di qualsiasi discorso o racconto si possa fare sulla Sicilia.
Il principe dice: “Qui da noi la verità e come la nebbia, più ti ci avvicini e più non vedi niente”.
Ed è qui dentro, all'interno di questo paradosso, che si muovono i nostri eroi.

Piero Messina


L’idea della serie L’ORA nasce all’incirca 8 anni fa a seguito di un documentario che ho realizzato sulla storia del giornale.

Finalmente un punto di vista diverso sulla mafia. Non più quello dei cattivi e tanto meno quello delle forze dell’ordine ma di un gruppo di giornalisti capitanati dal suo direttore che arrivato da Roma a Palermo nel 1955 decide per la prima volta nella storia del giornale L'ORA, della Sicilia e dell’Italia intera di sbattere in prima pagina la parola Mafia e i nomi e cognomi delle persone che facevano parte di quell'organizzazione criminale. 

La serie racconta la squadra dei cronisti che ne fecero parte. Giornalisti militanti e schierati dalla parte della verità che svelarono i legami della mafia con la società, anche al costo di rimetterci la vita. Pionieri di un giornalismo innovativo che ha fatto scuola e che dopo l’attentato del 1958 l'ha reso conosciuto in tutto il mondo. 

La serie si prefigge di raccontare in modo emozionante la redazione, cercando di avere un’estetica e un ritmo di narrazione classico ma allo stesso tempo dinamico e con un taglio internazionale. 

Stefano Lorenzi