1221, Sicilia. Antonio (Daniele Liotti) è un frate francescano naufragato sull'isola con il suo confratello Giulietto (Enrico Brignano). Al vescovo del luogo racconta la sua storia.
1210, Lisbona. Fernando, così si chiama Antonio prima di vestire l'abito di Francesco, è un giovane nobile di grande intelligenza destinato a diventare cavaliere. Un giorno, in duello, ferisce gravemente il suo migliore amico per rivalità amorosa: la presa di coscienza della vanità del mondo e il senso di colpa lo spingono ad offrire la sua vita a Dio in cambio di quella dell'amico. Così, quando Nuno (Peppino Mazzotta) è fuori pericolo, Fernando si congeda dall'amata Tereisa (Vittoria Puccini), lascia la famiglia ed entra in monastero.
Tra gli agostiniani di Coimbra, Fernando diventa sacerdote ma non trova la pace che cercava: la corruzione, i vizi e le tentazioni dilagano anche tra mura in cui si è rinchiuso. La morte del padre in guerra (andato a combattere al posto suo) acuisce il suo senso di inutilità e la sua crisi interiore.
Acceso dal desiderio del martirio, decide di vestire il saio francescano (d'ora in poi si chiamerà Antonio) convinto di andare a predicare il vangelo in Africa. Nel viaggio lo accompagna Giulietto, un minore venuto dall'Italia.
Torniamo in Sicilia per apprendere da Antonio che, giunto in Africa, si è ammalato: Giulietto allora ha deciso di riportarlo a casa ma, sorpresi da una tempesta, i due frati sono naufragati sulle coste dell'isola. I due si recano ad Assisi per mettersi a disposizione di Francesco (Pedro Casablanc).
Qui, Antonio capisce che per seguire Dio deve farsi umile e semplice, così si aggrega (con Giulietto) ai minori che vivono a
Montepaolo, vicino Forlì. E' qui che, lavorando i campi e vivendo con poco, il giovane trova la letizia.
Un giorno, Antonio è persuaso a pronunciare un sermone nel corso di un'importante cerimonia: le sue parole commuovono i presenti e rivelano per la prima volta ai confratelli le sue eccezionali doti comunicative e intellettuali. Francesco stesso allora lo autorizza a predicare.
Dopo aver girato, con il fidato Giulietto, in giro per l'Europa, i due frati giungono a Padova. La città subisce la prepotenza di spietati usurai, pronti a far imprigionare chi non paga i debiti, mandando così in rovina famiglie intere.
Antonio denuncia con parole di fuoco le responsabilità degli strozzini e, insieme ai suoi confratelli, lavora per aiutare le famiglie oppresse dai debiti. Gli usurai decidono di reagire: invitano il frate a cena e cercano di ucciderlo servendogli una minestra avvelenata. Antonio se ne accorge e, pur di persuaderli a cambiare la vita, si mette a mangiare sotto i loro occhi...
La notizia del "miracolo della minestra"si diffonde rapidamente, insieme alla fama di Antonio. Il consiglio di Padova allora approva la proposta del frate di abolire il carcere per debiti: i prigionieri vengono liberati e le famiglie si riuniscono.
Lo stato di salute di Antonio però peggiora di giorno in giorno e, ritiratosi a Camposampiero per riposare, il 13 giugno del 1231 a soli trentasei anni, chiude gli occhi. Nemmeno un anno dopo viene proclamato Santo.