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Note del produttore

di Pietro Valsecchi

Per anni ho nutrito il desiderio di portare sul piccolo schermo la storia di Borsellino: perché le nuove generazioni - ma tutti gli italiani in generale – possano conoscere il valore e il senso delle sue scelte eroiche. Persone speciali come Paolo Borsellino sono un esempio al quale ognuno di noi, come semplici cittadini, deve guardare.

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Lo sceneggiatore Attilio Bolzoni è stato essenziale nella stesura dei materiali sui quali si è poi costruito lo script. Con il suo apporto la sceneggiatura ha acquisito uno spessore difficilmente rintracciabile nelle fiction dei nostri giorni: sia per la sua padronanza dei fatti accaduti in quella stagione tremenda, sia per la sua personale conoscenza di Borsellino.
Il soggetto del film in due puntate è mio. In seguito Mimmo Rafele, il giudice-scrittore Giancarlo De Cataldo, unitamente al già citato Attilio Bolzoni e a Leonardo Fasoli, hanno sceneggiato le due parti del film.

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La successiva tappa da affrontare è stata la scelta del regista del film e dell'attore al quale far interpretare il ruolo.
La mia scelta è caduta su Gianluca Maria Tavarelli; ci eravamo incontrati in varie occasioni, senza mai riuscire a individuare un progetto sul quale lavorare insieme. Ho intuito che in lui c'erano le corde necessarie alla rappresentazione della storia come l'avevo immaginata: il ritratto di un uomo che ha sacrificato la sua libertà, e la sua stessa vita, per la libertà di molti.
L'individuazione dell'interprete principale è stata più faticosa: sulle prime, Giorgio Tirabassi non se la sentiva di affrontare un ruolo di tale peso e responsabilità. Dopo un mese di lunghi incontri, sono riuscito a convincere un attore completo come Giorgio che era lui, proprio lui, il mio Paolo Borsellino.

 

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