paolo-borsellino/stagione-1

Riassunto delle puntate

Prima parte

A seguito dell'omicidio mafioso di un suo giovane collaboratore, il giudice Paolo Borsellino (Giorgio Tirabassi) nel 1980 crea un pool investigativo anti-mafia composto dai giudici Falcone (Ennio Fantastichini) e Chinnici (Andrea Tidona) e dai commissari Montana, Cassarà (Ninni Bruschetta), Di Lello e Guarnotta.

Le indagini del pool portano alla scoperta di un giro multimiliardario di vendita di droga, all'arresto di due chimici francesi addetti alla raffinazione dell'eroina, alla scoperta della connivenza delle banche cittadine nel riciclaggio dei proventi del narco-traffico e della complicità di molti notabili palermitani.

Nel 1983 Rocco Chinnici viene assassinato e il giudice fiorentino Caponnetto (Pietro Biondi) prende il suo posto suggerendo a Borsellino di interrogare il mafioso Buscetta (Luigi Maria Burruano), esule in Brasile. Le rivelazioni di Buscetta portano all'arresto e alla condanna, in un maxiprocesso, di centinaia di mafiosi. Nonostante l'assassinio di Cassarà e Montana, Borsellino e Falcone decidono di portare avanti le indagini su Mazzara del Vallo, centro di scambi mafiosi tra la Sicilia e gli Usa. Entrambi però sanno di essere nel mirino della mafia.


Seconda parte

Il 30 gennaio del 1992 dopo il lavoro incessante e l'enorme fatica di conciliare senso del dovere, passione per la giustizia e amore per gli affetti, ma soprattutto dopo la perdita di tanti amici e collaboratori, Paolo Borsellino, commosso e orgoglioso, ascolta la sentenza del maxiprocesso: i mafiosi vengono condannati a pene pesantissime.
Ma la Mafia non è vinta: Riina è ancora libero, si riorganizza e muta strategie.

Paolo Borsellino, pur applicato alla Procura della Repubblica di Marsala, ottiene di essere trasferito alla Procura di Palermo con funzioni di Procuratore Aggiunto. Intanto Giovanni Falcone ottiene, nel maggio dello stesso anno, la nomina di Procuratore Nazionale Antimafia ma, di ritorno da Roma, Falcone viene ucciso con un attentato dinamitardo mentre viaggia con la moglie e la scorta in autostrada.

Borsellino resta a Palermo per continuare la lotta alla mafia, sempre più consapevole che qualcosa si è rotto, che il suo momento è vicino. Vuole collaborare alle indagini sull'attentato di Capaci, di competenza della procura di Caltanissetta. Le indagini proseguono, i pentiti aumentano e il giudice cerca di sentirne il più possibile.

Consapevole di essere ad un passo dalla morte, il giudice trascorre le sue ultime ore con la famiglia, è il 19 luglio, Borsellino va nella casa del mare, in barca con uno dei pochi amici rimasti. Dopo pranzo torna a Palermo per accompagnare la mamma dal medico e con l'esplosione dell'autobomba sotto la casa, in via D'Amelio, muore con tutta la scorta. 
 

Pubblicità