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Perchè "O Professore " di Sandro Petraglia e Stefano Rulli

Nelle tante storie scritte per il cinema e per la televisione non eravamo mai riusciti, per una ragione o per l'altra, a parlare di Napoli. Al rammarico per un film "mancato" si sommava da tempo il desiderio di tornare a scrivere di un universo a noi particolarmente caro: il mondo della scuola, su cui siamo tornati tante volte, da "Mery per sempre", a "La scuola", da "Don Milani" a "Auguri professore", un mondo che permette come pochi altri di raccontare, attraverso un microcosmo riconoscibile a tutti, le relazioni essenziali di una comunità e le sue trasformazioni.

Ci interessavano in particolare quelle esperienze "di frontiera" che in diversa maniera sono ormai diffuse nel mondo, dalle favelas brasiliane, alla banlieu parigina, là dove le scelte pedagogiche per il recupero scolastico dei "dispersi" presentano caratteristiche abbastanza omogenee e hanno come punto di riferimento alcuni insegnanti in grado di coniugare nuovi modelli pedagogici e profonda sensibilità sociale in una dimensione di normalità che rifiuta ogni idea di santità o di eroismo.

Perciò quando Sergio Castellitto (che era rimasto suggestionato dalla lettura dell'intenso libro di Paola Tavella "Gli ultimi della classe") ci ha chiesto di scrivere per lui una storia che avesse come protagonista un professore di una scuola "di frontiera", ci è sembrato un po' un segno del destino.

Ora, a copione pronto, è Maurizio Zaccaro che, con la sua sensibilità e la sua forza, darà immagini e vita ai paesaggi metropolitani, ai volti e alle voci dei giovani, alla drammaticità e alla sfrontata vitalità delle loro esistenze.

Noi, per parte nostra, abbiamo cercato di narrare un'esperienza scolastica "credibile" nel contesto napoletano, descrivendo però destini, inquietudini, rabbie, disorientamenti e sogni, rintracciabili in ogni "periferia del mondo": una parabola sulla dannazione sociale e la possibilità del riscatto.

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