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Note di Regia di Alessandro Angelini

"Non c'e' mafia in questa operosa citta'!"
E' la frase attorno alla quale prende forma la nostra serie, la prima a raccontare la presenza della 'ndrangheta nel nord Italia e non in una citta' qualunque ma a Milano, simbolo dell'economia e motore finanziario del nostro paese.

Quello che mi ha da subito affascinato di questo progetto e' stata l'attualita' del tema e il fatto che al suo interno convivessero due anime; quella moderna e tecnologica della finanza –i proventi delle attivita' illecite immessi sul mercato e ripuliti con un semplice clic del mouse- e l'aspetto arcaico della 'ndrangheta, con le sue regole e i suoi codici, che sembra affondare le radici nella notte dei tempi.

Due mondi apparentemente agli antipodi eppure capaci di unirsi e diventare, in certi casi, indispensabili l'uno all'altro.
Il denaro e con questo l'ossessione dei Marruso per il controllo di Milano –"perche' chi comanda a Milano, comanda tutto il Paese"- sono il passe-partout per raccontare, con taglio realistico e partecipe, il periodo storico che stiamo vivendo.
La corruzione di certa politica - che non e' solo quella dei palazzi che contano ma piu' spesso quella di anonimi assessori comunali- il mondo dell'imprenditoria – in cui molti sono vittime ma altri son persino costruiti dal sistema stesso-  e infine la societa' civile, danneggiata, silenziosa, inerme.

Cio' che emerge nei 12 episodi de "le mani dentro la citta'" e' un'istantanea dei nostri giorni, un ritratto dinamico e dalle molte sfaccettature in cui la narrazione emotiva e l'attenzione per il lato umano dei personaggi giocano sempre un ruolo centrale.
I protagonisti sono persone comuni che si trovano stretti fra gli ingranaggi di un meccanismo piu' grande di loro. Che lottano, soffrono, sperano. Una delle originalità della serie risiede proprio in questo punto d’osservazione che privilegia le persone alla caratterizzazione dei personaggi.

Cio' vale per tutti i personaggi della serie, dagli operai agli esponenti del clan Marruso, all'apice dell'escalation criminale ma costantemente sotto assedio -i clan rivali prima, le lotte intestine poi- e vale anche per lo sparuto gruppo di poliziotti di periferia che, da un mero fatto di cronaca, si trova proiettato nel cuore degli affari milionari della 'ndrangheta, nei suoi traffici, dalla droga, all'usura, dalla speculazione edilizia agli appalti per la Fiera Internazionale.

"Il nostro problema non e' fare soldi, ma investirli qui, a casa nostra, in aziende pulite, societa' quotate in borsa" dice l'anziano Carmine Marruso a suo figlio Fulvio, appena tornato da Londra dove ha studiato Economia.
Una semplice battuta ma che segna la fine dell'era dei guappi dal grilletto facile.

La nuova criminalita' fa affari in guanti bianchi. Con l'aria pulita ed elegante, si mimetizza e si confonde malgrado tutto.
Buoni e cattivi siedono accanto nei consigli d’amministrazione, fanno affari ogni giorno. In tutto, o quasi, simili tra loro. 
Impossibile distinguerli e fermarli?

"Vuole fermare i Marruso? Segua il denaro, i Marruso saranno li' a fabbricare altro denaro! Perche' questo fanno, prima e piu' in fretta degli altri."

E' la triste verita' che riserva al commissario Mantovani un imprenditore senza piu' futuro.
Una verita' autentica che purtroppo suona come una sfida anche per la societa' civile.
Bello che, per una volta, sia una fiction a rilanciarla.
 

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