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Note di regia


Appunti di Enzo Monteleone

Raccontare 50 anni di storia italiana (di terribili storie italiane) è stata un' avventura difficile ed emozionante. Con IL CAPO DEI CAPI per la prima volta la televisione ha avuto il coraggio di raccontare il lato oscuro del nostro paese. Film sulla Mafia ne sono stati fatti molti in passato. E' diventato quasi un genere. Ma si è sempre privilegiato il racconto dell' eroe solitario, del servitore dello Stato che lotta contro il Male e alla fine paga con la vita. Qui, per la prima volta, si guarda in faccia il Male. E non con una storia inventata ma raccontando la storia vera di Totò Riina e dei Corleonesi. Una storia reale, dura, violenta, basata su fatti di cronaca, documenti, atti processuali. E' stato un viaggio in un passato tanto vicino ma già dimenticato. Un mondo a parte, il mondo di Cosa Nostra, un mondo di illegalità, violenza e malaffare che ha convissuto e continua a convivere con la società civile e ne condiziona la vita di tutti i giorni. Avvenimenti sanguinosi, in parte dimenticati o rimossi che invece riaffiorano con dolore, in un insieme di storie, persone, nomi, eventi terribili.

Una terra, la Sicilia, bella e violenta, una banda di uomini, i Corleonesi, che hanno stravolto le regole di Cosa Nostra e sono arrivati a minacciare lo Stato. Delitti eccellenti e rese dei conti, guerre di Mafia e sparizioni misteriose. Politici corrotti e uomini dello Stato onesti che vengono lasciati soli ad affrontare il loro destino. E alla fine di questa esperienza una domanda: ma davvero in Italia è successo tutto questo? La risposta è sì, in Italia questo è successo.


Appunti di Alexis Sweet

La prima volta che ho sentito parlare di questo progetto è stato più di due anni fa dal mio amico sceneggiatore Stefano Bises. A quel tempo non conoscevo quasi nulla di Riina. Sostanzialmente sapevo quello che sapevano tutti.
Bises e i suoi co-sceneggiatori, Claudio Fava e Domenico Starnone, hanno scritto e riscritto la sceneggiatura, scavando sempre più a fondo nei personaggi e arrivando ad una serie in sei puntate, coraggiosa e potente, che copre il periodo storico che va dal 1943 al 1993.
In un certo modo sono stato molto fortunato ad ereditare un copione così maturo. In televisione questo è un vero lusso.
Ho usato il termine "ereditare" perché solo nel gennaio del 2007 Pietro Valsecchi mi ha invitato ad unire le forze con Enzo Monteleone per fare il film.

Per la prima volta ho potuto raccontare una storia da ambedue i punti di vista: quello delle vittime della Mafia e quello dei loro persecutori, con una trama che racconta 50 anni di storia segreta d'Italia: la storia mai insegnata a scuola o raramente vista nei libri di testo. I nostri due protagonisti, Claudio Gioè come Riina e Daniele Liotti come Biagio, sono agli estremi di un spettro complesso. Il Capo dei capi è una storia importante da raccontare.

Quando ho iniziato la pre-produzione, il casting era già in corso. Insieme ad Enzo, Adriana Sabbatini ha assemblato uno straordinario gruppo di attori e attrici che si sono dimostrati il vero valore aggiunto alla produzione. Gli attori hanno lavorato moltissimo sui propri personaggi e credo che la loro performance sia una delle migliori che si vedranno in televisione.
Uno dei miei primi impegni durante la preparazione è stato scegliere i giovani protagonisti del primo episodio. Riina, Provenzano e il loro gruppo negli anni dell'adolescenza. Avevamo bisogno di giovani attori che reggessero il confronto con la bravura degli adulti. Per questo abbiamo assunto Chiara Agniello, una talentuosa casting director di Palermo che non solo ha avuto il difficile compito di trovare i bambini, ma anche i 100 e più ruoli siciliani minori presenti nel film.

Una volta ultimato il piano di lavorazione, Enzo abbiamo discusso il film in tutti i suoi dettagli prima delle riprese e ci siamo divisi il film a metà. La scelta di "chi dovesse girare cosa" è stata quasi casuale. Poiché Enzo aveva lavorato approfonditamente sul personaggio di Biagio Schirò con Daniele Liotti, ha scelto di iniziare la produzione con "i buoni", così io ho lavorato con i "cattivi", anche se, a dire la verità, poi nel corso della lavorazione abbiamo entrambi lavorato sia con i "buoni" che con i "cattivi".

L'esperienza siciliana è stata fantastica. Fissata la base a Marina di Ragusa, abbiamo ricreato Corleone con varie città (Ragusa, Ibla, Monterosso e Scicli). La squadra della produzione locale ci ha aiutato a portare avanti le riprese senza intoppi ed è stata sempre cortese e disponibile.
Sono state riprese dure ma anche piacevoli. Serberò il ricordo affettuoso di queste riprese negli anni a venire... ciò che le ha rese tali è stato lavorare con dei veri professionisti, in tutti i reparti. Dal talento straordinario di Sonia Peng, la nostra scenografa, ai bellissimi costumi di Marina Roberti, al difficile make up di Vincenzo Mastrantonio e Vittorio Sodano, alle accurate acconciature di Giusy Bovino, alla squisita fotografia di Federico Masiero, alle intelligenti proposte dei montatori, Clelio Benevento e Alessandro Heffler, e a tutti gli altri membri della troupe che hanno messo il cuore e l'anima in questo film.
IL CAPO DEI CAPI è ricco di valori di produzione grazie al duro lavoro di tutti. Sono sicuro che tutto ciò si vedrà sullo schermo.
Una volta un produttore inglese mi disse che per ogni grande film che fai devi aspettare dieci anni prima che ne capiti un altro... spero di non dover aspettare così tanto!
 

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