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Note di regia

Note del regista

"Baciati dall'Amore è una commedia sentimentale che prende spunto da un casuale scontro tra due giovani che sono destinati, in realtà, ad incontrarsi: Carlo, napoletano e padre di 5 figli e Valentina, milanese in procinto di sposarsi. Come due moderni Giulietta e Romeo, i nostri protagonisti dovranno districarsi tra presente e passato per poter coronare il loro sogno d'amore.

Girato con un cast d'eccezione la fiction, ambientata in una Napoli allegra e colorata, mette a confronto due famiglie, una del nord e una del sud, con tutte le differenze culturali che le contraddistinguono alternando momenti d'alleggerimento, tipici della commedia, a veri e profondi momenti sentimentali.

Infatti, sotto la leggerezza della commedia si sviluppano vicende familiari complesse come quella di Carlo, abbandonato dalla moglie, che deve crescere cinque figli dai sei ai diciotto anni, con tutte le problematiche legate all'età adolescenziale. O quella di Valentina, con un padre che avrebbe voluto una  figlia più simile a lui, che la fa sentire destinata a quel matrimonio con Tommaso, in cui sembra credere più lui di Valentina stessa.

Se aggiungiamo che  i padri di Valentina e di Carlo, per uno strano caso del destino, diventeranno 'nemici' la storia è quasi completa, classica e attuale allo stesso tempo.

Quando ho letto le sceneggiature è stato un vero colpo di fulmine, letta la prima non sono più riuscito ad arrestarmi. Ogni volta che finivo una puntata volevo sapere cosa sarebbe successo nella successiva e mi chiedevo, adesso la scrittrice non riuscirà a rilanciare gli eventi e, invece, puntualmente venivo stupito! Già perché commedie sentimentali ad accadimenti non capita spesso di leggerne, in ogni scena succede qualcosa e gli eventi incalzano fino alla fine, in un crescendo straordinario.

Con questi presupposti "Baciati dall'Amore" non poteva non essere una produzione e un'esperienza davvero unica. L'affetto con cui tutti hanno collaborato alla realizzazione del film è stato formidabile, come se una sorta di innamoramento avesse colpito il set e spingesse tutti a dare qualcosa in più per il buon esito del progetto. Detto così può sembrare "normale" ma non lo è. C'è stata una fusione vera tra regia, troupe e attori.

Dal mio punto di vista, come regista, volevo che la serie avesse un senso di verità e familiarità in tutto, volevo che la casa della famiglia Gambardella, la piazza dove c'è il negozio di Carlo, il carcere, tutti gli ambienti ricostruiti in teatro risultassero veri, vissuti, credo di essere stato un incubo per il reparto scenografia e fotografia... Volevo infatti che non ci fosse senso di scollamento tra immagine e pubblico, che non ci fosse una distanza determinata dall'artificio, che non si percepisse mai di essere in una fiction.

Anche agli attori ho chiesto verità, anzi il cast è stato fatto su attori che portassero un loro senso di verità rispetto al personaggio per cui erano stati scelti. Abbiamo lavorato con attenzione maniacale sullo stato emotivo dei personaggi. Quello che fa innamorare il pubblico sono le emozioni, il testo, le battute sono importanti ma è qualcosa in più che deve scattare in noi mentre si guarda una fiction o un film e solo sensazioni e sentimenti veri ci fanno condividere e vivere lo stato d'animo dei nostri personaggi.

Con lo straordinario cast a disposizione tutto questo è stato possibile anzi, seminavo in un terreno così fertile che ha dato frutti straordinari.  E’ stato un dare - avere continuo in cui ognuno di noi ha contribuito con grande generosità. Non mi soffermerò sui singoli perché se parlassi di uno dovrei parlare di tutti ma devo, purtroppo, fare un eccezione.

Avevo incontrato Pietro Taricone a Napoli, giravo un episodio della "Nuova Squadra" e lui mi aveva molto colpito. Quando decidemmo che avrebbe interpretato Antonio, il fratello di Carlo Gambardella,  io ero al settimo cielo, Pietro era per me un attore ancora tutto da scoprire, che aveva rivelato al pubblico un'infinitesima parte del suo potenziale. Era stato relegato ai ruoli più facili, legati alla sua fisicità, ma non aveva ancora tirato fuori il suo potenziale esplosivo.

Pietro aveva la commedia nel sangue, aveva una sua ingenuità e una speciale capacità di rendere vera qualsiasi cosa interpretasse. Sul set, oltre all'attore, ho scoperto l'uomo che univa l'essere leggero e guascone ad una sensibilità e ad una delicatezza rare. Era gentile e fragile, recitava in punta di piedi, con grande rispetto per tutti, cercando sempre di migliorare veniva continuamente a chiedere consigli e si confrontava come solo i grandi sanno fare, con una simpatia, una modestia e una professionalità che lo hanno fatto amare da tutti.

Per questo è stato un dolore enorme separarsi da lui e, per questo, abbiamo deciso di rendergli omaggio dedicandogli la serie".

Claudio Norza

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