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Riassunti delle puntate


Prima puntata

Un gruppo di giovani BR sorveglia ventiquattrore al giorno Massimo D'Antona, stimato docente universitario, che da qualche tempo lavora come consulente giuridico del ministero del Lavoro, nonché come braccio destro del ministro Antonio Bassolino. Sposato, con un figlia, viene brutalmente ucciso per strada, in via Salaria, la mattina del 19 maggio 1999.

La Digos raggiunge immediatamente il luogo della sparatoria. Il commissario Bellini si occuperà del caso, avvalendosi della preziosa collaborazione dei suoi assistenti (Bellini, Viola, Anselmi), del vice-ispettore Ricucci e di Giancarlo Spano, vera e propria memoria storica del terrorismo, che sentenzia: "C'è un buco di dieci anni tra l'ultimo omicidio e questo, un buco nero".

L'omicidio viene rivendicato poche ore dopo dalle "Brigate rosse per la costruzione del Partito comunista combattente", che spediscono ai giornali una risoluzione strategica di 28 pagine. Essi ritengono D'Antona un "esponente di spicco dell'equilibrio politico dominante", al servizio della "borghesia imperialista".

Bellini è convinto che il gruppo terroristico - capeggiato con polso dalla personalità di Lidia Montero, formato da altri (Maurizio, Pietro, Carla, Silvio, Sandra) come lei: persone "normali", insospettabili, che in pratica hanno una doppia vita - sia collegato ai brigatisti protagonisti della scena negli anni Settanta. Dopo approfondite ricerche, gli inquirenti arguiscono che potrebbe trattarsi di vecchi Nuclei Comunisti Combattenti, raccordi che ora si sono sostituiti ai loro "maestri".
Tramite la testimonianza di un bambino che ha visto uno degli assassini e soprattutto grazie all'individuazione della scheda telefonica utilizzata dai brigatisti per rivendicare l'attentato, Bellini e i suoi uomini si avvicinano molto lentamente – sono procedimenti tecnologicamente piuttosto avanzati, ma che richiedono tempi lunghi. Le riprese della telecamere della banca vicino al luogo dell'assassinio si rivelano a lungo infruttuose - all'individuazione dei brigatisti, che nel frattempo si rendono protagonisti di rapine per auto finanziare le loro future azioni. La loro prossima vittima è Marco Biagi. 



Seconda puntata 

Marco Biagi, designato dai brigatisti come la prossima vittima, è un docente di diritto sindacale e lavora a stretto contatto con il ministro Roberto Maroni, per il quale ha scritto "Il libro Bianco": un testo, secondo le parole dello stesso Biagi, che "può davvero costituire un punto di svolta per il diritto del lavoro prossimo venturo".

Mentre il ministro dell'interno assicura alla stampa che gli assassini di D'Antona verranno presto arrestati, Bellini incassa un duro colpo: il ragazzo che ha visto uno degli assassini, l'unico brigatista catturato, non lo riconosce durante un confronto all'americana. L'unica pista buona è crollata.

Frattanto, cominciano i problemi per Marco Biagi, cui viene tolta la scorta. Nonostante egli riceva telefonate notturne anonime e sia una delle persone concretamente più in pericolo, egli rientra nella riduzione delle scorte pari al 30%, una decisione presa dal ministro Scajola per via del clima politico creatosi dopo gli attentati dell'11 settembre. Il giurista è interdetto: possibile che proprio una persona esposta come lui non abbia una scorta?
La sera del 19 marzo 2002, Marco Biagi viene assassinato sotto la propria abitazione. Il calibro della pistola è lo stesso utilizzato per il delitto D'Antona. Anche questa volta l'omicidio viene rivendicato dalla Brigate Rosse, che trasmette via internet un documento politico.

La moglie del giurista rifiuta i funerali di Stato: "Lo Stato non c'era prima, e non lo voglio neanche adesso".
 

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