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Note dal set

Considerazioni del regista, Gianluca Maria Tavarelli.

Nel 1978 quando le Brigate Rosse uccisero i cinque uomini di scorta e rapirono Aldo Moro io avevo quattordici anni. Ricordo la notizia, il clima pesante delle settimane successive ma sono ricordi sfuocati che si fissano su alcuni dettagli che forse ho aggiunto negli anni successivi. Il luogo dove venne tenuto prigioniero, la sua morte, il punto dove venne lasciata la Renault rossa con il suo cadavere.

Quasi una mappa di quella tragedia oscura che, venendo a Roma, mi trovavo casualmente a volte a incrociare. Via Caetani, Via Gradoli, Via Montalcini.

Questo penso che sia stato lo sforzo maggiore, rendere una pagina difficilissima della nostra storia, senza pregiudizi, senza visioni fatte a priori, né nei riguardi della Democrazia Cristiana di allora, né degli uomini che la rappresentavano, né nei confronti dei brigatisti rossi che la combattevano, né di tutte le altre forze in campo che interagivano, né della figura di Aldo Moro, di cui Pasolini scriveva essere "il meno implicato di tutti" e Sciascia puntualizzava che "appunto perché il meno implicato di tutti destinato a più enigmatiche e tragiche correlazioni".

La mia, come ogni opera filmica, è solo una rappresentazione parziale, la mia rappresentazione di quegli eventi, ma lo sguardo che ho avuto nel ricostruirla è stato guidato soprattutto dalla volontà di capire.

Gianluca Maria Tavarelli.

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